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"Farfalle nello stomaco", un racconto per Lahar Magazine sull' #amore

Si chiamava Alessandro e aveva un buon odore.
La sua pelle aveva un profumo quasi selvatico, e dopo l’ora di educazione fisica trasudava bestialità. Era alto e robusto, le spalle larghe, i capelli castani ondulati e indossava sempre un parka blu. Ogni mattina arrivava alle 7.40 a cavallo di una vecchia bici da donna, con il cestino marrone che pendeva verso destra e una carta da gioco incastrata tra i raggi. Sentivo il suo arrivo prima che imboccasse il vialetto per la scuola, come una sensazione di pizzicore sopra l’ombelico che mi faceva rimbalzare il caffelatte bevuto a colazione. Appoggiava la bicicletta sempre vicino alla cabina del telefono, la chiudeva con una catena arrugginita e prendeva dal cestino lo zaino scucito che a malapena conteneva tutti i libri per la giornata. Le guance mi si s’infiammavano e il mio stomaco vibrava al solo pensiero di lui. Lo guardavo da lontano, perdendomi nella sua ombra, accarezzando la leggera brezza che muoveva al suo passaggio. A ricreazione se ne st…

La Verità sta nella bocca di chi parla

Per la collettiva d'arte internazionale "Veritas", il mio acrilico su tela con sfondo psicadelico.

Medusa