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Bubka


Bubka Zine
www.bubkazine.com

A collection of works selected by Diego Knore,
for a bitter fanzine that springs from the underground.
It is a jump downwards, a melancholy atmosphere,
a shout for anger, a violent stroke that makes fun of the life on earth.
Illustrators and photographers coming from different paths,
put together in 48 pages to be observed,
read and swallowed with their inner truth.
These images are the illustrated story
of the same mood in its different forms.

Il mio racconto per Bubka #0:

Relax

Ci sono dei giorni in cui hai bisogno di sfogarti.
E’ una necessità che ti scorre nelle vene, nelle arterie e scatta nei capillari. Tutto il tuo corpo è teso, impregnato d’energia, e occorre solo un piccolo stimolo, un miserrimo input, per dar via a una risposta devastante.
Passeggi tra i viali e le piazze gremite, come una bomba a orologeria senza  disinnesco o filo giallo o filo blu: c’è solo quello rosso, ed è grosso come una banana.
Cammini nel vano tentativo di rilassarti e trovare un motivo per liberarti di questa tensione che logora le membra. Ogni sguardo che incontri lo fai abbassare e procedi sgomitando per mantenere diritto il tuo cammino.
Entri in un locale a bere un cappuccino sperando che i baristi siano scortesi e poco efficienti, che la miscela del caffé sia vecchia o che la tazzina in un angolo sia sporca. Invece niente.
Un’altra occasione persa per inveire contro qualcuno e offendere sua madre.
Te lo bevi con calma quell’ espresso, e paghi pure sorridendo.
Il nervosismo cresce inevitabilmente e prosegui il tragitto torturandoti la pelle attorno al pollice e sventrando le falangi con i denti, mangiando la tua carne e sputandola senza farti vedere sulle scarpe dei passanti.
Un ambulante ti ferma per vendere degli accendini: bic scadenti che si consumano in pochi giorni.
Lo mandi a fanculo. Con fare deciso lo affronti.
Ma ammutolito non fiata.
Se avesse avuto il coraggio di ricambiare la tua scortesia!
Oh sì!
Invece no.
E continui a macinare metri e bile, mentre il sapore del caffé ti impasta la bocca in un bolo acido e amaro.
Desideri una mazza per sfasciare ogni auto parcheggiata sul marciapiede, sferrare colpi netti sulle tempie delle mamme che con i passeggini ti feriscono i talloni, martoriare chi ti squadra per troppi secondi e zittire con un colpo alle ginocchia chi parla a voce troppo alta predicando la sua assoluta verità.
Con questa ambizione negli occhi sali sul tram, con intenzione di accomodarti e non cedere il posto a nessuna vecchia o gestante dalle caviglie gonfie.
Ma nessuno viene a reclamare la poltrona e arriva la fermata.
Scendi e da dove sei vedi casa.
Ormai te la prenderai con tuo figlio.
Lui fa sempre qualcosa che non  va.
Avrà rotto un vaso mentre eri fuori.
Di sicuro.
Sei sotto il tuo condominio quando una macchina si accosta.
E’ un modello lussuoso di qualche marca tedesca.
Un signore con i baffi da dietro il finestrino abbassato ti mostra l’uccello moscio e ti chiede perentorio di tirarglielo su.
Ecco.
Finalmente.
Stai per sferrargli una scarica di insulti, quando ti ritrovi dentro l’abitacolo a fargli il più sapiente pompino che tu abbia mai fatto.
Esci dall’auto con cinquanta euro stretti nel pugno.
E tanta voglia di lavarti i denti.
Con quei soldi ci puoi comprare un gioco a tuo figlio.
Fanculo.
E’ più probabile che ci ricomprerai il vaso che tuo figlio ha rotto.
Dopo avergli fatto capire che non si fa.
Naturalmente.




 

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